Descrizione
«La problematica qual è? abolire le differenze che ci sono fra musica e vita» (Area). «La musica ribelle, che ti vibra nelle ossa, che ti entra nella pelle, che ti dice di uscire, che ti urla di cambiare» (Eugenio Finardi). «Tutto quello che esulava dalla norma era trasgressivo, era difficile mantenere la tua identità, era una battaglia continua» (Balletto di Bronzo). «Per me sono sempre state più importanti le idee» (David Bowie). «Il fatto è che in una stagione plumbea per i nostri cantanti, non un divo chiamato a sgolarsi sulle spiagge» (Secondo Casadei). «Demiticizzare tutto ciò che sa di mito nello spettacolo: il cantante, il prodotto del cantante e, soprattutto, la pigrizia del pubblico» (Lucio Dalla). «Per prima cosa bisogna avere un dna robusto, e poi passione, motivazioni» (Franco D’Andrea).
«Il solito discorso che ho fatto diecimila volte: non ci vuole niente a fare una tarantella e a far ballare 10.000 persone» (Ivan Della Mea). «È possibile produrre materiale adeguato senza scendere per questo minimamente a compromessi» (Brian Eno). «Io poeta, io buffone, io anarchico, io fascista / Io ricco, senza soldi, io radicale» (Francesco Guccini). «Prima di tutto bisogna pensare a volare, poi si vola» (John Lennon). «Negli anni ‘70 era comunque un fatto normale, dato per scontato, che i musicisti fossero impegnati» (Gaetano Liguori). «Quello che abbiamo fatto, lo rifarei subito. Mi piaceva e mi piace ancora» (Sandro Luporini). «Invece di andare a fare il compitino, si riusciva a improvvisare, un po’ come nel jazz» (New Trolls). «Stava per nascere in tutto il mondo qualcosa di nuovo» (Le Orme). «Mangio poco e fumo molto, e mia madre è sempre in pena!» (Vasco Rossi). «Tenere la mente e le orecchie aperte per imparare il più possibile dagli altri o dai tuoi errori» (Paul Rutherford). «Le mie canzoni vogliono deliberatamente risvegliare delle consapevolezze» (Nina Simone). «Il peso di quegli anni mi è arrivato addosso, la dissociazione era evidente» (Alan Sorrenti). «E non mi chiedo se devo vendere ventimila dischi o centomila dischi»(Demetrio Stratos). «Siamo tutti un paese solo, un mondo, un popolo» (Yoko Ono).
L’autore
Guido Michelone, vercellese, ricopre le cattedre di Storia del Jazz e della Musica Improvvisata Audiotattile e di Storia della Popular Music al Conservatorio «Vivaldi» di Alessandria ed è professore di Storia della Musica Afroamericana presso il Master in Comunicazione Musicale dell’«Università Cattolica del Sacro Cuore» di Milano. Oltre l’attività di ricerca e di didattica, da sempre si dedica alla divulgazione quale conferenziere, operatore socioculturale, reporter e giornalista pubblicando, nel corso degli anni, su prestigiose testate nazionali come «Musica Jazz», «Jazzit», «Buscadero», «Jazz Convention», «Magazzino Jazz» e i quotidiani «Il Manifesto», «Avvenire», «Info VC 24», oltre partecipare, da consulente artistico, ai concerti della Società del Quartetto di Vercelli. Tra l’abbondante letteratura (saggistica, narrativa, teatrale) va segnalata Breve storia della musica jazz (Zedde Editore).
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